L’Italia dei piccoli sprechi

Sorry for another post in Italian; it’s not really anything important, but this time I’ll see to summarise it in a different post in English too.

Di sicuro tutti i miei compatrioti italiani conoscono bene quanto l’Italia riesca a sprecare soldi, nel grande e nel piccolo. Né destra né sinistra paiono intenzionate a risolvere i grandi sprechi, ma contro i piccoli sprechi si può almeno tentare di alzare un po’ di polvere, sperando che qualcuno si decida a spolverare.

La scorsa settimana, per esempio, ho ricevuto una lettera, il cui mittente era la mia vecchia scuola superiore, l’Istituto Tecnico Industriale Statale C. Zuccante di Mestre (Venezia). Interessante, quando l’ho vista speravo fosse qualche informazione su concorsi o similari, che un lavoro là poteva anche interessarmi.

Caro ex- studente dell’I.T.I.S. «Zuccante»,

abbiamo recuperato il tuo nominativo nell’archivio della scuola.

Okay, non è una proposta di lavoro, è sicuramente una lettera automatica. I sospetti sono confermati dal “Ref 1503/1811” in alto a destra dell’indirizzo destinatario, che fa tanto elaborazione dati.

Come forse saprai dal 2002 sono stati autorizzati nel nostro istituto due corsi serali per giovani adulti, uno per l’indirizzo Informatico e un altro per quello Elettronica-Telecomunicazioni.

Lo sapevo perché nel 2002 ero ancora a scuola…

[…]
Nel caso tu non abbia conseguito alcun diploma di scuola media superiore questa può essere l’occasione per riprendere gli studi interrotti e portare a maturazione la carriera scolastica, […]
[….]

E qui mi cade la mascella. Io mi sono diplomato, nel 2004, con 97100 di valutazione all’esame di stato. In questo istituto. A parte il cominciare a domandarmi se questo diploma non abbia la stessa validità di una copertina di Command&Conquer, vorrei capire chi si è occupato d questa spedizione.

Non ci sono dubbi che si tratta di un mailmerge partendo dargli archivi della scuola, come fanno notare loro stessi. E com’è che non han verificato se la gente di cui stavano tirando fuori i nominativi si fosse diplomata, prima?

Non mi pare di chiedere troppo, visto che si trata di un ITIS a indirizzo informatico. Sicuramente non sono stati i professori o i tecnici dell’istituto a preparare il mailmerge, ma.. almeno controllare quello che venisse fatto?

Non si tratta di un errore isolato come un ottimista potrebe pensare, ho confermato che altri tre miei compagni di classe (con cui sono ancora in contatto) hanno ricevuto la lettera, quindi è stata spedita ad occhi chiusi. Non so quante lettere siano state spedite, ma supporrei si possano aggirare intorno alle 300400. Fogli, più stampa, più buste, più spedizione. Okay, non si tratta di cifre enormi, ma si tratta di spese inutili, e di sprechi ambientali anche (la carta per i fogli e per le buste). E tutto questo si poteva risparmiare con cinque minuti in più a pensare a cosa fare.

Sto sinceramente pensando di scrivere al preside (o meglio, al Dirigente Scolastico, come riporta la “firma” della lettera), per informarlo di questo spreco, solo che si tratterebbe di un ulteriore spreco inviarlo via lettera, e ricordo che questo preside non sia molto preparato ad usare la posta elettronica…

Appassionati di retro-computing cercasi

Poiché il mio “lavoro” di sviluppatore Gentoo (e di software libero in generale) sta prendendo buona parte del tempo che non viene speso per i lavori pagati, sto tentando di liberarmi di materiale che avevo messo da parte a suo tempo quando volevo utilizzare vecchi componenti di computer per delle macchine di recupero.

Sono riuscito a liberarmi di qualche pezzo (veramente pochi) su eBay, ma la maggior parte è ancora qua. In particolare ho qualche vecchia scheda video PCI, una scheda audio ISA, multi-controller (seriali/parallela/IDE) ISA, e una buona quantità di lettori floppy disk. Non sono neanche certo del loro funzionamento, sinceramente, ma dovrebbe essere più o meno tutto in uno stato decente.

Prima di andare sulle soluzioni “definitive” (cercare associazioni che riutilizzino questa robaccia e/o buttarla via direttamente), vorrei cercare se per caso qualcuno che legge questo blog è interessato a questo materiale e vuole fare un’offerta (che verrà poi utilizzata per la nuova macchina che ho intenzione di comprare al più presto per continuare la post-analisi dei pacchetti che vi sta portando le patch per ridurre le pagine in Copy-on-Write e le librerie interne).

Se qualcuno è interessato e vuole una più comprensiva lista di cosa ho qua fermo, può scrivermi a flameeyes@gmail.com, tenterò di rispondere il più in fretta possibile.

Datemi un manuale del Bancomat

Ci sono cose nella vita che ormai diventano ovvie e scontante, ma non è sempre così, e a volte sarebbe il caso che quelli che possono tentino di renderle un po’ più semplici per chi non le trova ovvie.

L’esempio classico tra gli utilizzatori di software libero è la necessità sentita da molte persone di trovarsi di fronte un’interfaccia, se non identica a quella sempre usata, perlomeno familiare, che ha portato allo sviluppo di desktop environments come KDE e GNOME: non puoi dare ad un utente che ha utilizzato solo Windows in mano un computer con DWM e aspettarti che riesca ad usarlo alla perfezione. D’altro canto, per una persona che non ha mai usato un computer, qualsiasi cosa si trovi di fronte sarà una cosa aliena.

Beh, anche per chi usa computer da una vita come me, possono esserci tecnologie aliene o quasi. Anche se ormai uso il Bancomat da un paio d’anni, solo l’altro giorno ho avuto la conferma (dopo averlo chiesto al mio direttore di banca) che sì, ci sono degli sportelli Bancomat predisposti per accettare il versamento di contanti e assegni.

Ora, non chiedo molto, ma visto che la mia banca ha un sito Internet decentemente strutturato (okay ho ancora qualche riserva sugli idioti a cui han fatto rifare la parte privata del sito, ma almeno il design esterno pare decente), potrebbero almeno avere una pagina “Cosa puoi fare con il tuo bancomat”, o no?

Comunque domani vedrò di provare questa fantastica funzionalità, visto che ho un po’ di contante da versare (i problemi a pagare per gli altri con la carta di credito e poi farsi dare i soldi in contanti :P).

Italiani, popolo di presi in giro

Non sono solito scrivere post politici, o meglio, preferirei non farlo, perché la politica non è il mio ambito, anche se ho delle opinioni abbastanza forti. Giusto per inquadrare la questione, posso dire che sì, sono di sinistra, marcatamente di sinistra, anche se sto sinceramente pensando di cambiare il mio voto alle prossime elezioni per un partito un po’ più centrista, ma con un’etica più spiccata di quella che vedo negli attuali partiti di sinistra.

Ad ogni modo, quando Bersani ha annunciato il famoso decreto per rimuovere il costo di ricarica, ho festeggiato: «Finalmente se ne va una tassa ingiustificata». Se si pensa che già in Italia si paga l’IVA sui serivzi, pagare pure un extra per poter spendere i soldi pare molto stupido.. specie se si tratta di una percentuale più alta del 2% sul totale.

Poi sono iniziati i rialzi tariffari di Wind e delle altre compagnie… Wind era (e in parte è tutt’ora) la compagnia che utilizziamo a casa per i cellulari: io ne avevo uno, mia madre due, mia sorella pure due. La mia precedente tariffa (Wind10) mi permetteva di chiamare tutti gli operatori a €.10/min e mandare SMS a €.10 pure, non male. Dopo l’entrata in vigore del decreto, Wind aveva deciso di portarmi ad una tariffa quasi raddoppiata: €.19/min e €.15 a messaggio.

Okay, visto che il numero di lavoro era già poco usato di suo, e avevo già un numero personale che non riceve abbastanza chiamate per giustificarne la separazione, ho deciso di abbandonare Wind e restare con 3, l’operatore dell’altro mio numero. Poi con il Nokia E61 dovrei riuscire ad inserire un call screening per evitare di essere disturbato dai contatti di lavoro mentre non ho intenzione di rispondere.

3 al tempo mi offriva la stessa identica tariffa di Wind: €.10/min verso tutti, €.10 gli SMS. E all’arrivo del decreto avevano deciso solo di annullare l’offerta di “Ricarica Power” (visto che scadeva ad un mese dalla ricarica, non era permessa dal decreto) e basta.

L’altro ieri mi arriva un messaggio da parte di 3, dicendomi che dal primo settembre la mia tariffa sarà cambiata. Le nuove tariffe, oltre a ridurre la validità della cosiddetta “autoricarica” per le chiamate in ingresso ai mese in cui si è ricaricato il cellulare (io ricarico €50 una volta sola ogni tre/quattro mesi), cosa che mi interessa relativamente perché non ricevo comunque tante chiamate, il costo degli SMS aumenta del 50%: €.15, come per Wind, Vodafone e TIM.

Dire che sia ridicolo è dir poco.

Nell’informatica (o IT se vogliamo essere cool e anglofoni), i prezzi scendono, non salgono, perché per la maggior parte di stratta di servizi, o di tecnologia che con il progresso e la produzione su vasta scala diminuisce di costo. Le tariffe telefoniche solitamente calano, e Skype (come tanti altri servizi di VoIP) hanno dimostrato che si tratta di un costo perlopiù virtuale. Ci sono tariffe forfettarie, ad oggi, anche per le chiamate in tutta Europa e in Nord America, per indicare quanto anche i costi delle chiamate intercontinentali siano irrisori.

Eppure, un SMS costa €.15, quanto un quarto d’ora di conversazione con Tokyo.

Spesso si è parlato di quanto un SMS abbia un costo sproporzionato all’invio di dati tramite ADSL o altri metodi di connessione. Senza andare a confrontare mele con melograni, proviamo a fare un confronto tra due servizi “over the air”: SMS e connessione UMTS, sempre di 3 in questo caso.

Non è vero che un SMS sono solo 160 bytes: anche se il limite è di 160 caratteri, vengono inviati diversi metadati assieme a questo, come minimo i numeri del mittente e del destinatario, il numero del centro messaggi di partenza, il tipo di messaggio (ai primi tempi del GSM, quando mia sorella aveva un cellulare ma a casa avevamo solo un Fax, solitamente utilizzavamo il servizio di invio Fax via SMS: allo stesso prezzo, il messaggio veniva spedito al nostro numero di telefono dove stampavamo il testo), probabilmente la codifica, le informazioni di ritorno, e altre informazioni simili. Assumiamo come peggior caso che un SMS abbia una PDU (Protocol Data Unit) di 1KB.

Il costo di 1KB di dati scaricati via UMTS senza alcuna particolare offerta è di €.001, un decimo di centesimo. Un SMS costerebbe 150 volte il prezzo di un servizio over-the-air quasi equivalente. La differenza quindi non sta nella tecnologia di trasmissione: sta nel costo di routing, di inoltro sulle altre reti, mentre per una connessione ad Internet si tratta di un servizio abbastanza economico anche su enormi volumi (se ricordo bene in Francia Free.fr lo fornisce pure gratuitamente ai service providers) in Italia per gli SMS bisogna rivolgersi alle compagnie presenti: Wind, Vodafone, TIM e 3. E logicamente se tre su quattro hanno un dato prezzo per i messaggi, non possono consentire alla quarta di continuare a tenere un prezzo più basso mantenendo i margini di guadagno.

Se questa non è la definizione di cartello, non saprei dire cosa possa esserlo. Dov’è il garante Antitrust quando serve?

A questo punto, mi converrebbe attivare una flatrate UMTS, e utilizzare MSN per contattare le persone che mi interessa contattare. Peccato che gli SMS in genere mi servano per contattare quelle persone che non posso contattare online (sono quasi sempre a casa) o mia madre che al massimo potrei raggiungere via email (e pure quello non sempre perché non sta sempre di fronte all’iBook che le ho regalato, ovviamente).

Anzi forse non mi servirebbe neanche la flatrate! Con il prezzo suicida degli SMS, anche usare IRC mi costerebbe poco niente via UMTS piuttosto.

Downtime

Just a service note: Farragut will be down since 7.30 (CEST) till I wake up, because the power company decided to black me out for three hours and a half again, probably supposing the previous blackouts weren’t enough. I’ll have to shut down the UPSes to get some sleep.

Solo una piccola nota di servizio: Farragut sarà spento dalle 7.30 (ora italiana) finché non mi sveglio, visto che l’ENEL ha deciso di staccare la corrente per altre tre ore e mezza, probabilmente pensando che i blackout degli ultimi mesi non erano abbastanza. Dovrò spegnere gli UPS per poter dormire un po’.

Enciclopedie

Scusatemi se non scrivo spesso in italiano, ma come ho detto in precedenza, lo faccio solo quando qualcosa è prettamente locale.

Ad ogni modo, oggi sono arrivati due tizi di Federico Motta Editore, come al solito volevano proporre qualcosa da vendere. Stavolta però c’è stato un cambiamento.

Cominciamo col dire che in casa abbiamo 18 enciclopedie, sì avete letto correttamente, diciotto. L’ultima acquistata l’anno scorso, una DeAgostini.

Questa volta volevano proporci l’acquisto di una sottoscrizione “a tempo indeterminato” alla loro enciclopedia online. Non vi dico cosa gli ho risposto in dettaglio, ma è semplice da immaginare che risposta gli abbia dato alla fine.

Ad ogni modo, questo mi ha fatto riflettere sull’importanza dello stampato, del cartaceo. La carta è una cosa che non cambia, la sua immutabilità la rende importante. Quando un aggiornamento è in realtà una sostituzione, qualsiasi opera perde di significato, a mio avviso.

Ho fatto loro un esempio banale, ma se io prendo la loro stessa enciclopedia, nell’edizione degli anni ‘80, e la leggo, vedrò uno spaccato della società degli anni ‘80, nel loro modo di vedere le cose, anche se i dati sono sbagliati, è utile sapere cosa pensavano all’epoca.

Poi c’è un altro fattore che bisogna considerare: la volatilità degli scrittori italiani. Se tutta l’informazione fosse online o in media digitali, e gli aggiornamenti fossero in realtà dei rimpiazzi, sarebbe banale per loro nascondere le loro passate opinioni; hanno detto qualcosa che non piace agli attuali politici? Aggiornamento, e via che spariscono le opinioni precedenti.

Per fortuna non è così al momento, e c’è ancora abbastanza carta stampata per evitare che questo accada; si può notare dalla rubrica di Marco Travaglio .

Ci sono poi decine di ragioni per cui una cosa come le enciclopedie online non prenderanno mai totalmente piede, ma lasciamole per un altro momento, in questo istante sono un po’ troppo stanco per riuscire a scrivere di più.

UniCredit rischi un cliente.

Sono stato, fino ad oggi, un felice cliente di UniCredit Banca, il servizio è buono, la carta ricaricabile funziona praticamente ovunque, i bonifici arrivano velocemente e pago pochissime spese, usando la banca esclusivamente via Internet.

Ma sabato c’è stato un fantomatico aggiornamento del loro sito per aggiungere nuove funzioni, nulla che mi interessi, se non fosse che i geni che han progettato il “nuovo sito” l’hanno reso incompatibile con i browser basati su KHTML/WebCore, il che taglia fuori il mio PC principale (Enterprise) dove uso Konqueror, il mio portatile (Intrepid) dove uso Safari, e il mio cellulare (Nokia E61) che usa pure un browser basato su KHTML.

Perché ho menzionato il cellulare? Perché una delle cose più comode di UniCredit per me era l’accesso ovunque fossi, usando il cellulare ora che ne ho uno capace di navigare decentemente. Ora mi è stata tolta questa possibilità.

Considerando che il mio conto è pensato per essere usato solo via Internet, si tratta di un colpo basso.

Qualcuno sa dove protestare?

Discarica abusiva

Non so che altro titolo dare a questo post, se non, appunto «Discarica Abusiva», perché di questo tratta.

Mi è venuto in mente di scriverne dopo aver parlato l’altra sera con X-Drum su #gentoo-it su Freenode, visto che stavo informandomi su dove portare a far smaltire alcuni rottami che ho qui in casa (la vecchia lavastoviglie e un gruppo di continuità totalmente partito; alla fine domani chiamerò la società che si occupa dei servizi ambientali per questa zona, Vesta, per fissare un appuntamento per il ritiro, era così semplice, ma non è un fatto conosciuto che questo ritiro è pure gratuito).

Beh, non si tratta di una novità; quando ancora ero in seconda media (quindi ormai circa 8 anni), sono iniziati i lavori necessari alla costruzione delle fognature comunali per la zona dove abito (Santa Lucia/Tarù, alla periferia di Zelarino, entroterra di Venezia, Mestre). Beh per qualche motivo dopo due o tre anni di lavoro, la prima impresa è stata mandata a casa, e il cantiere che avevano aperto a non tanti metri dalla rete del mio giardino, in mezzo ad un campo, è stato posto sotto sequestro. È arrivata un’altra ditta che ha aperto un altro cantiere di fianco, ed è andata avanti con i lavori fino a non molti anni fa.

Beh, visto che il primo cantiere era sotto sequestro e intoccabile, e il secondo cantiere aveva gente che andava e veniva tutti i giorni, la sbarra di accesso al campo è rimasta aperta per molti mesi, e dove c’erano i container, rimasti per anni incustoditi e intoccati (solo poco prima che il secondo cantiere finisse sono stati spostati due camion ribaltabili che erano rimasti là, carichi di benzina pure, in mezzo ad un campo arso dal sole tutta l’estate), si è cominciata a formare una discarica abusiva.

Le foto, cortesia di un mio amico, Alberto Chinellato, che ha collaborato in passato con il quotidiano La Nuova Venezia, e «caporedattore» di un giornalino di zona, sono tutte da vedere:

PICT1003.JPG

Se andate su Flickr trovate anche le altre foto panoramiche.

Ora, non è che sia difficile da vedere, visto che si vede dalla strada, non è difficile da sapere dove si trova, se un cantiere è sotto sequestro, ci si aspetta che le forze dell’ordine sappiano dove sia, e soprattuto è cosa nota almeno alla Polizia municipale (i vigili urbani) visto che sono stati contattati da me e da mia madre più volte, e sicuramente anche da altri abitanti della zona (anche se noi siamo effettivamente i più esposti essendo a occhio meno di 100 metri dal nostro giardino).

Per circa due anni l’erba nel campo non è stata tagliata, e come potete vedere dalle foto, tutt’ora ci sono piante ed erbacce che crescono da quello che è rimasto, fornendo un ambiente ideale per pantegane e altri animali non propriamente salubri.

In aggiunta, poiché fino a qualche mese fa la sbarra era ancora aperta, la «stradina» di accesso al campo era diventata una meta nota di auto che cercavano un posto per infrattarsi (e vi assicuro che la zona di romantico non ha assolutamente nulla quindi traetene voi le deduzioni). A tal proposito, Alberto ha anche scritto un articolo sul giornalino di cui sopra.

Quattrogatti di Febbraio 2007

Ora, dopo otto anni che non succede nulla, vediamo se la rete può aiutare ad avere una risposta fattiva nella soluzione di questo problema… specie perché ci sono già altre discariche abusive qua attorno di cui nessuno si occupa.

Millennium Bug all’italiana

Ed ecco un altro dei miei (rarissimi) post in italiano…

Ieri sera stavo guardando Report e sono rimasto di sasso a scoprire che nel 2008 dovrebbe entrare in funzione una provincia a tre capoluogi, “Barletta Andria Trani”:

E da uno scambio poco nobile è nato un mostro a 3 teste, in Puglia la nuova provincia ha 3 capoluoghi, la sigla sarà BAT, Barletta Andria Trani, e oggi stanno litigando per la prefettura.

Non voglio entrare nei meriti se questo sia necessario o meno, sulla gestione, sui costi o quant’altro, che a parte non essere di mia competenza, non conosco e non ci tengo a conoscere.

Ma ora, dopo tutta l’agitazione che il Millennium Bug aveva messo nel mondo intero, anche quando il problema era già noto da abbastanza tempo prima del momento critico, permettendo di correggere bene o male tutti i sistemi per tempo, qualcuno ha pensato cosa produrrà la creazione di una provincia in Italia con una sigla di tre lettere?

Buona parte della modulistica è scritta in modo da avere solo due caratteri validi per la provincia.. sono anche abbastanza sicuro che diversi database utilizzano un CHAR (2) per la provincia. D’altro canto, anche Roma ultimamente è stata abbreviata in RM per le provincie, non c’era una sana ragione per non restringere il campo a due caratteri.. sono pur sempre 26×26 combinazioni, più che abbastanza per le provincie italiane, con un po’ di sanità mentale.

Ma ahimè siamo in Italia, e si deve andare a creare i problemi dove altrimenti non ci sarebbero stati. Chi è pronto a scommettere che buona parte dei pacchi finiranno a non trovare mittente perché sono consegnati in provincia di Bari (BA) anziché di Barletta-Adria-Trani (BAT)? Per fortuna credo che per la maggior parte dei corrieri espresso il problema non si ponga, visto che almeno FedEx, TNT e DHL quando consegnano i pacchi qua hanno scritto VCE sull’etichetta, che è la sigla dell’aeroporto Marco Polo, quindi è probabile che per loro il problema non si ponga, ma cosa capiterà a tutti i servizi i cui database accettano solo e soltanto due caratteri per la provincia?

Chiunque abbia un codice fiscale con errori o incongruenze probabilmente sa già com’è bello a che fare con i casi particolari. La mia esperienza è stata tremenda, perché per la registrazione a Poste.it ho dovuto parlare con un’operatore per una giornata, perché per quanto Mestre non faccia comune, a quanto pare ha un codice di comune per il codice fiscale (F159) diverso da quello di Venezia (L736), e i codici fiscali dei nati a Mestre sono registrati in modo diverso di quelli dei nati a Venezia, o almeno così è stato per un periodo, e così mi dissero. Il mio codice fiscale riporta nato a Venezia con codice di Venezia (L736) anche se sono in realtà nato a Mestre.. e a quanto pare è registrato come nato a Mestre, quindi una volta ogni tanto (per fortuna raramente) non viene accettato.

Non parliamo poi di quando l’INPS mi aveva registrato come nato a Venezia in provincia di Padova… e il loro stesso sistema di registrazione mi impediva di registrarmi, perché i campi erano riempiti dal loro database precedente, e non si potevano correggere, e il sistema di verifica (che a quanto pare non viene utilizzato dagli impiegati che inseriscono i dati senza porre un po’ di logica – o di geografia – in atto) non riconosceva alcun comune di Venezia in provincia di Padova.

Sarò sensitivo, ma mi sa che qualche problema succederà, come sempre d’altronde… e stavolta non si ha tutto il tempo che si vuole per risolvere, se la nuova provincia entra operativa nel 2008.

*sigh*

Consiglio “letterario”

I’m sorry as this is likely to appear on Gentoo Universe at least, it’s an Italian entry, my second one since I use this new blog, but for this time, I feel like writing this..

Allora, dopo tutto il fastidioso problema durato tutto agosto con Telecom Italia, Wind e Sielte che giocavano a saltare la corda col mio cavo del telefono, poco prima che poi effettivamente mi ridessero la linea, ho deciso di fermare per un po’ la lettura di The eye of the world per dedicarmi ad una lettura italiana (più semplice e rilassante) e possibilmente che mi facesse ridere (perché la prospettiva di rischiare di perdere quei pochi lavori che avevo a causa dell’inattività da connessione non mi faceva certo allegria). Ho trovato per caso in casa, acquistati da mia madre alla fine degli anni ‘80, inizio anni ‘90, alcuni libri di Luca Goldoni (non il drammaturgo veneziano, quello è Carlo Goldoni). Conoscevo l’autore per la sua rubrica su Sorrisi, e mi è sempre piaciuto il suo stile tagliente e ironico.

Beh, tagliando corto, ho finito con il leggere per primo Dipende, e per quanto fosse stato scritto 26 anni fa, ben poco è cambiato. Sono cambiati i personaggi della politica, sono cambiati i problemi diretti, è cambiata la valuta, ma i comportamenti dei nostri politici, di qualsiasi parte, sono sempre gli stessi. Mi ha fatto sorridere leggere di come all’epoca ci fossero professionisti che dichiaravano un milione duecentomila lire, mentre ora dichiarano 1200 euro… almeno dichiarano qualcosina di più ;)

Non ho letto libri più recenti, perché non ne ho in casa, ma sono sicuramente intenzionato a cercarne. Voglio poi consigliare caldamente un libro meno “divertente”, e più serio, a parte il titolo, si tratta di Sempre meglio che lavorare, che contiene diversi racconti di quando Goldoni faceva l’inviato in zone di guerra. Anche in quello tante cose non sono cambiate; sono cambiati i nomi, i governi, i regimi, ma le guerre sono sempre molto simili…

Questo è un mio consiglio generale sui libri italiani, che non sono esattamente il mio pane quotidiano in genere, visto che preferisco leggere in inglese, e solitamente autori stranieri, se escludiamo Pirandello (che rimane il mio autore italiano preferito di tutti i tempi)… magari a qualcuno può interessare e magari qualcuno lo seguerà e concorderà con me :)