Perché me ne vado dall’Italia? Un esempio.

Ormai non è più un mistero che sto definitivamente lasciando l’Italia alle mie spalle. Ho deciso di trasferirmi a Los Angeles dove mi hanno offerto un lavoro stabile, abbastanza sicuro e dove, nel peggiore dei casi, trovare un nuovo posto di lavoro non sarà estremamente difficile.

Volevo però lasciare un esempio del motivo per cui me ne sto andando. Si tratta di un esempio probabilmente chiaro in mente a tutti i colleghi, liberi professionisti e non, ma che forse non è così chiaro ai miei clienti, o a quelli che non hanno mai provato a gestirsi da sé.

Da quest’anno (2012), sono uscito fuori dal cosiddetto regime agevolato per le nuove iniziative. Visto che sono categorizzato libero professionista, tra le altre cose, questo significa che da quest’anno sono soggetto a ritenuta d’acconto. Cosa significa? Significa che il 20% dell’imponibile invece di essere pagato a me viene pagato direttamente allo stato tramite un modulo F24.

Ora, fino allo scorso settembre, la ritenuta d’acconto corrispondeva esattamente all’IVA: 20%, quindi era dannatamente semplice: se fatturavi €100, l’IVA era di €20, la ritenuta di €20, quindi venivi pagato direttamente l’imponibile. Il cliente poi pagava l’IVA direttamente allo stato.

Quando poi l’IVA è stata alzata al 21%, la ritenuta d’acconto è rimasta la stessa (20%), il che significa che su €100, l’imposta è di €21, la ritenuta di €20, e io vado a ricevere €101. Anche se non sembra questa gran differenza, questo 1% di differenza causa più mal di testa per i sistemi contabili che altro. Considerando che questo ottobre l’IVA aumenta ulteriormente, si tratta di un’ulteriore perdita di tempo solo per adeguare il software di fatturazione.

Okay ora sapete cos’è la ritenuta d’acconto, ma perché la considero forse il problema principale per cui lascio l’Italia? Entriamo nel dettaglio. Tra le altre cose che faccio, mi occupo di sistemistica, su Windows. Questo significa che spesso i miei clienti hanno bisogno di antivirus. La mia scelta ricade su Avira e per questo mi sono iscritto come rivenditore presso Achab che rivende le licenze in Italia.

Ora come funziona tutto questo? Il prezzo della singola licenza del prodotto che suggerisco solitamente, Avira Professional Security, è di €26,30 più IVA. Avendo venduto abbastanza licenze da qualificarmi quale rivenditore, ho raggiunto uno sconto del 20%, il che porta il prezzo che pago ad Achab ad €21,04 più IVA, ovviamente.

Ora ci sono due opzioni: posso fornire la licenza come parte di un servizio di assistenza, o posso rivendere la licenza di suo. Inizialmente la mia idea era di usare la prima opzione, ma ho visto che non sempre è una cosa che i clienti apprezzano. Quindi dopo un paio di mesi ho deciso di fatturarla semplicemente nel dettaglio quando sistemo i loro computer.

Ovviamente però quando lo metto in conto, i clienti non sono contenti di pagare il prezzo di listino, vogliono almeno un minimo di sconto. Il risultato è che finora il mio listino indicava la licenza a €25 più IVA, uno sconto del 5% rispetto al prezzo di listino. E fino a prima della ritenuta d’acconto, non era un problema: i miei clienti mi pagavano €30,25 a 30 giorni, io pagavo €25,46, con carta di credito, facendo il possibile per andarla a pagare dopo che fossi stato pagato.

Cosa succede ora? I miei clienti mi pagano €25,25 a 30 giorni, ma io devo comunque pagare ad Achab, con carta di credito €25,46. Anche a fare in modo di venire pagato prima di pagare il saldo della carta, rimango comunque scoperto di 21 centesimi. Non è molto, ma come si può notare, più clienti ho, più anticipo i soldi. Ovviamente non è con queste licenze che sbarco il lunario, sono solo un modo per fornire un servizio migliore ai miei clienti, ma dopo un po’, se i clienti mi chiamano solo per le licenze (e uno c’ha provato), io arrivo in perdita.

Aggiungiamo i problemi quando i clienti pagano in ritardo, e quindi io devo pagare gli interessi di scoperto alla banca… e quest’anno onestamente non avrei potuto sopravvivere con la partita IVA aperta, credo sia logico.

2 thoughts on “Perché me ne vado dall’Italia? Un esempio.

  1. Che dire, sono triste che l’italia perda un altro cervello valido, tuttavia ti auguro buona fortuna per la tua futura vita in America :)

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  2. Aggiungici a questo che la PA non paga praticamente più, quindi devi pagare per forza di cose gli interessi di scoperto alla banca; senza contare quelli che pagano con assegni a vuoto o con bonifici che non arrivano mai. Anche io abbandono l’Italia senza rimpianti: si lavora per la burocrazia e basta :Dp.s.: per paradosso, ho già finito di firmare e contro-firmare tutte le scartoffie della burocrazia California ed è stato incredibilmente facile e veloce.

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