Certo che i politici…

Non mi piace scrivere di politica sul blog, ma capita di farlo di tanto in tanto, principalmente perché spesso e volentieri devo sfogarmi dalla rabbia dovuta, appunto, dai politici italiani. Non faccio mistero di essere un antiberlusconiano, né ho fatto mistero che sono decisamente deluso da buona parte di quella che tutt’ora si dichiara sinistra. Voto, ormai da un pezzo, Italia dei Valori.

Ma anche loro come un po’ tutti i politici italiani sembrano avere un certo distacco dalle persone comuni, e adesso sono arrivato veramente ad un punto in cui mi sento decisamente preso in giro anche da loro.

Il primo problema sono le comunicazioni; anche se non mi sono tesserato, mi sono iscritto alla lista di simpatizzanti; tra le altre cose, questo ha permesso alla segreteria regionale di contattarmi, ora questo non sarebbe un grosso problema, anzi sono spesso e volentieri interessato, il problema è il modo in cui vengo contattato. Si tratta ovviamente al 90% di email HTML, quindi già partiamo male; a volte però le “lettere aperte” del rappresentate regionale o chi per lui… arrivano in formato Word! Ho provato quindi a far capire che non è una Cosa Buona™ scrivendo alla segreteria veneta… nessuna risposta.

A questo si aggiunge il fatto che due dei rappresentanti (regionale e provinciale) hanno ben pensato di iscrivermi agli aggiornamenti via email del proprio blog; ora non è che non sia interessato ai loro blog più che altro per vedere come la pensano (visto e considerato sono le persone che finisco a votare)… quello che mi dà fastidio però è che se voglio leggere il loro blog, lo faccio via feed e soprattutto non voglio ricevere il titolo del post, l’incipit e poi “clicca qui per leggere”; voglio il contenuto intero non voglio perdere tempo! E tra le altre cose la rimozione da entrambe le liste pare essere molto manuale, e non hanno risposto neanche a questa.

Qualche tempo fa ho anche provato a contattare un po’ chiunque nella scala gerarchica, dal riferimento dei giovani della provincia (che abita a 10km da casa mia e ha frequentato le mie stesse scuole medie, nello stesso periodo pure) al segretario (Di Pietro), in relazione allo spreco del Comune di Venezia con Iris ma non ho ricevuto alcuna risposta. Non che me ne attendessi dagli alti ranghi, ma almeno dalla responsabile dei giovani mi aspettavo una risposta!

E proprio qui comincia a cascarmi gran parte del palco; non ho troppo tempo per fare l’attivista anche se in parte mi piacerebbe, visto che vorrei del cambiamento in questo dannato Paese a volte. Ma quando ritrovi una responsabile che, usando Hotmail per inviare le comunicazioni, lascia il CC in chiaro (e può anche andar bene da un lato, non troppo ma un po’), e manda richieste di amicizia su facebook a caso, lascia anche un po’ a desiderare… quando poi pur non avendo mai risposto alla mia mail finisce per mandarmi una richiesta di aggiunta su Skype allora veramente comincio a pensare che non abbia decisamente idea di quel che sta facendo col computer e Internet.

Forse sto pretendendo troppo, ma visto che le idee del partito in sé non mi dispiacciono, è troppo sperare che comincino a capire come funziona Internet? Almeno i giovani? A momenti mia madre sa usare meglio questi strumenti!

Pubbliche Amministrazioni e Software Libero — Un caso pratico

Avevo promesso di scrivere a riguardo ancora il mese scorso; poi tra una cosa e l’altra mi è passato di mente, il tempo è quel che è, e non l’ho più fatto. Ieri sera ho assistito ad uno spettacolo di Marco Travaglio (la prima volta che riesco a vederlo con i miei occhi), e mi ha ridato la voglia di scrivere a riguardo.

Anche se si tratta di una faccenda politicizzata, non ho intenzione di tirare in ballo politici e partiti in questo momento; voglio solo mostrare come, agli occhi di un semplice programmatore, alcune nostre pubbliche amministrazioni stiano sprecando soldi, o perlomeno non utilizzandoli abbastanza per il bene comune. Come sempre, quando si parla di pubbliche amministrazioni e interessi, so che qualcuno se la prenderà; sinceramente non me ne importa. Quello di cui vado a parlare è un semplice caso di buon senso, di un’idea che non è né di sinistra né di destra; perché ormai non sono più di nessuno schieramento, o meglio non esiste più uno schieramento del buon senso in cui possa rispecchiarmi.

Nota: poiché questo post, spero, sarà letto da persone che non hanno grossa esperienza informatica, vorrei prima di tutto che leggesse cos’è il Software Libero prima di continuare con questo post.

Dopo questo decisamente lungo preambolo entriamo nel merito di questo post. Più o meno un anno fa, il Comune di Venezia (dove abito) ha inaugurato su larga scala un sistema per la segnalazione di problemi territoriali, chiamato IRIS (e visto che chi l’ha scritto probabilmente trova Google molto trendy, è “beta”), e realizzato dalla società (per azioni) Venis che si occupa di praticamente l’intero settore informatico del Comune. L’idea di fondo di IRIS è decisamente interessante: permettere ai cittadini di segnalare i problemi, pure con prove fotografiche, in modo da sapere dove è necessario agire; ho avuto qualche riserva quando ho saputo che la “prova su strada” (scusate il gioco di parole) di questo software è stata fatta al Lido, dove di strade ce ne sono veramente poche, prima di attivarla a Mestre, che è un cantiere aperto e che quindi è piena di problemi del genere, ma tralasciamo.

Ovviamente con questa premessa, appena mi è arrivata per posta l’indicazione che IRIS era attivo nella mia zona, ho deciso di riportare una certa discarica (che nel frattempo sta venendo molto lentamente smantellata — non grazie ad IRIS però)… non so se sia un caso di deformazione professionale, ma già al mio primo tentativo di usare il software ho trovato un bug: l’IP registrato come IP di segnalazione è un indirizzo IP interno, perché il server su cui gira IRIS è dietro ad una NAT inversa. La lettera che mi era arrivata diceva chiaramente che per ogni tipo di informazione o problema avrei dovuto chiamare una fantomatica “IRIS Room” (dal lato tecnico non significa nulla, ma dà una buona indicazione di quanto l’amministrazione comunale ha deciso di giocare questo su un piano più mediatico che pratico, a mio avviso)… in realtà il numero di telefono è semplicemente del municipio di Zelarino (dove abito); ho pure riconosciuto la signora che ha risposto perché era pure il periodo in cui entravo e uscivo dall’anagrafe per ufficializzare il mio cambio di nome; poiché là non avevano la minima idea di cosa stessi parlando, mi hanno fornito il numero dell’ufficio di Venis addetto ad IRIS (che, a quanto ne so io, non dovrei avere!); purtroppo il responsabile non era neanche in ufficio quindi hanno solo “preso nota” (avevo chiesto di essere informato alla risoluzione, non ho più sentito nessuno).

Spero che chi ha iniziato a leggere questo post sia ancora con me a questo punto, mi sono dilungato a parlare della mia esperienza perché questo tornerà in gioco fra poco; parliamo ora però dell’aspetto più tecnico e filosofico della cosa. IRIS è scritto con tecnologie Microsoft: ASP (non mi pare neppure .NET), VirtualEarth, e quindi sicuramente Windows Server e IIS. Si poteva fare la stessa cosa con tecnologie aperte e libere? Fino ad un certo punto sì, nel senso che tra VirtualEarth e Google Maps il passo non è enorme, entrambe sono tecnologie proprietarie, ma sicuramente si poteva evitare il grosso di software proprietario dovuto a Windows Server, IIS e ASP. Il software stesso è software proprietario, e infatti riporta “© 2008-2009 Comune di Venezia – Tutti i diritti riservati”.

Ora portare la faccenda da un punto di vista totalmente filosofico, dire che il Comune non dovrebbe usare software proprietario a priori perché è Male, è molto semplice; ed è altrettanto triviale controbattere che il Comune non dovrebbe fare queste scelte da un punto di vista strettamente filosofico e che dovrebbe piuttosto considerare le cose da un punto di vista tecnico e pratico. Per queste ragioni, non ho intenzione di parlare del punto di vista filosofico, ma invece di prendere in considerazione proprio il punto di vista tecnico, pratico e soprattutto economico, quest’ultimo punto di vista decisamente importante in un’Italia le cui amministrazioni si lamentano continuamente (giustamente o meno).

Non conosco, e non ho tempo da investire per investigare, le relazioni tra Venis e il Comune, e tra Venis e Microsoft; non lavoro per nessuno dei due né ho contatto diretto con i loro dipendenti. A quanto mi pare di capire, però, Venis si occupa del Comune come cliente unico, e quindi mi aspetterei che, piuttosto che lavorare per un profitto assoluto, lavori per fornire al Comune il miglior risultato al miglior prezzo, se così non fosse, non capisco per quale ragione il Comune debba affidarsi a loro. L’uso di software proprietario e di lock-ins viene solitamente accettato come un male necessario per la maggior parte delle aziende che rivendono software, ma se Venis si occupa di fornire servizi e infrastruttura al Comune non vedo dove sia il problema di avere un vantaggio nascondendo il proprio lavoro.

In particolare, non vedo nessun uso pratico commerciale del software dietro ad IRIS; oltre al fatto che si tratta di un software che non vedo estremamente difficile da reimplementare usando un qualsiasi linguaggio libero e Google Maps, ha senso solo per amministrazioni locali per la gestione dei problemi territoriali, e ben poco altro. Per quale ragione tenere segreto questo software? Sinceramente non ne vedo alcuna, se non qualche problema di “proprietà intellettuale” in caso di contratti con Microsoft (non sto dicendo esistano, come dicevo non so quali siano le relazioni con Microsoft in questo progetto, possono benissimo non aver niente a che fare con tutto ciò!).

Ora qual’è il problema ad avere questa applicazione come software proprietario anziché libero? Beh cominciamo dalla mia esperienza che ho riportato: se i sorgenti del software fossero stati disponibili, avrei potuto tranquillamente prendere, identificare il problema, creare una patch (una modifica ai sorgenti) e contattare Venis con la soluzione, o perlomeno con un’analisi del problema; ovviamente tutto questo senza chiedere loro dieci lire (o mezzo centesimo). Invece l’unica cosa che ho potuto fare è stato riportar loro che c’era un problema, senza poter dire dove e senza poter proporre una soluzione; non so se poi effettivamente i responsabili abbiano “perso” tempo risolvendolo o abbiano ignorato totalmente la mia segnalazione.

C’è poi un’altra situazione più interessante; visto che l’idea alla base di IRIS è decisamente interessante, ipoteticamente il comune di Roncofritto potrebbe voler implementare la stessa cosa; cosa deve fare? Contattare il Comune di Venezia? Venis? Dovrebbero pagare per avere il software? Quanti soldi in licenze Microsoft dovrebbero sborsare? Purtroppo il mio lavoro è quello del programmatore e non del giornalista investigativo, e il sito di IRIS non fornisce alcuna indicazione a riguardo di tutto questo. Sicuramente se IRIS fosse stato Software Libero, Roncofritto avrebbe potuto prendere i sorgenti e impostare a sua volta il suo sistema, eventualmente ritornando a Venis modifiche e miglioramenti, come sempre accade nel Software Libero in tutto il mondo… Già sento persone ribattere che comunque c’è bisogno di qualcuno che sappia gestire la cosa; in effetti dipende se Roncofritto ha già un suo omologo per Venis a cui affidare la gestione della cosa o meno… in quest’ultimo caso, potrebbero sempre contattare Venis stessa, direi; ma almeno avrebbero una scelta, e potrebbero cercare l’offerta più vantaggiosa, gli appalti non esistono per prendere mazzette, esistono per far risparmiare i soldi di tutti!

Ora posso accettare critiche che indichino che ho semplificato troppo; sono sicuro che la burocrazia che esiste nelle pubbliche amministrazioni, nei rapporti tra Venis e il Comune di Venezia, nei sistemi di licenza Microsoft, rende tutto questo più complicato. Sono anche sicuro che, ad oggi, la quantità di persone che possono effettivamente fare uso dei sorgenti di un software come IRIS è decisamente limitata. Queste non sono buone ragioni per tenere i sorgenti nascosti!

Una risposta probabilmente comune alla situazione che ho indicato sopra, specie nelle zone a me limitrofe, conoscendo la mentalità chiusa di fin troppe persone, sarà sulla linea di protestare che il Comune di Venezia ha speso soldi per implementare IRIS e che Roncofritto non dovrebbe poter far uso dello stesso software senza spendere gli stessi soldi. Trovo questa risposta decisamente retrograda e soprattutto illogica. I soldi di tasse pagati al comune sono soldi della collettività: se i soldi investiti da un Comune abbastanza grande come quello di Venezia possono far risparmiare soldi ad altri enti locali di qualsiasi tipo, non c’è ragione per fermarli; dopo tutto non aumentano i costi per il Comune. In particolare, troverei decisamente utile se tutti gli enti locali decidessero di lavorare assieme per fare le cose; non ha senso che “Comune che vai, sistema che trovi”: i requisiti tra Comuni sono decisamente simili, per quale motivo dovrebbero avere fornitori diversi?

Okay credo di essermi dilungato abbastanza, e probabilmente ho sforato parecchio dalla mia area di conoscenza; se qualcuno, con esperienza diretta con istituzioni, enti locali, comuni o Venis volesse correggermi o precisare qualcosa, ne sono lieto. Quel che spero è che chi dovrà prima o poi andare a decidere su queste cose, pensi un poco a informarsi e veda cosa fare per fare il miglior uso del denaro che noi tutti paghiamo. Anche se in Italia, sinceramente, ci conto tristemente poco.

Come la “sinistra” italiana perde il contatto con la realtà

Ho aspettato che passassero le giornate elettorali per lamentarmi pubblicamente di alcune cose che mi danno decisamente fastidio della politica locale, ma che rispecchiano in buona parte il resto della politica italiana. Visto che oggi è Lunedì, e le urne sono chiuse, vorrei iniziare da qualcosa di decisamente minuscolo nel totale, ma che fa bene da esempio.

Guardate questa scansione presa da una delle lettere di campagna elettorale di un candidato (che non nominerò), del Partito Democratico (indi le molte virgolette su “sinistra”) per le Provinciali nella nostra circoscrizione.

La prima cosa di cui va a “vantarsi” è la costruzione di 62 nuove rotatorie nella sola provincia di Venezia; per chi non lo sapesse, a Venezia centro storico non è possibile costruire rotatorie (visto che non ci sono strade!) quindi si tratta decisamente di un fenomeno della terraferma.

Ora, le rotatorie sono sicuramente più sicure di normali incroci e possono gestire il traffico meglio di semafori a timer, però bisogna considerare una cosa. Il candidato a cui nome è inviata questa lettera fa notare anche di essere stato parte del Consiglio di Quartiere (prima che istituissero la Municipalità) di Zelarino/Chirignago dove abito. Se avesse un minimo di contatto con la realtà delle persone che qua ci abitano, l’ultima cosa di cui andrebbe a vantarsi sono le rotatorie.

Perché? Perché per arrivare da casa mia al più vicino Mediaworld, che in linea d’aria saranno 6km a farla grande, devo passare sette rotatorie. E se decidessi di tornare indietro facendo una strada diversa, ne passerei comunque sei. Sicuro, non ho la patente quindi non ho un’idea precisa di quanto fastidiose siano, ma le maledizioni tirate da chiunque guidi quando sono in macchina da queste parti per via della quantità di giri da fare, beh, sono abbastanza esplicite.

Di 62 rotatorie della provincia di Venezia di cui si vanta, ad occhio almeno 15 sono solo nella nostra municipalità (sì perché non fa comune e non sto contando Mestre, Marghera o altre zone che fanno parte del Comune di Venezia; e comunque sarebbe una piccola parte della provincia!).

Ora, potrei sbagliarmi su numeri e tempi; può essere che conti solo una parte di quelle che sono qui intorno perché sono state costruite fuori degli ultimi cinque anni, ma il senso generale è che la gente che abita qui probabilmente ha un certo odio per le rotatorie visto che non può andare da nessuna parte senza beccarne almeno un paio. E visto che la lettera è indirizzata, col nome di questo candidato perlomeno, solo alla gente di Zelarino… pare essere il miglior metodo per perdere voti.

E via via che la politica diventa di livello più alto, via via i politici paiono perdere il senso della realtà. Complimenti davvero.

P.S.: se non si era capito non voto PD, non voto ovviamente neanche per il beneodiato Presidente del Consiglio. Il mio voto è orientato verso Italia dei Valori e non ne faccio un mistero. Anche se devo dire ho un certo problema anche con loro, per esempio il fatto che insistano nel mandare le comunicazioni in formato Microsoft Word anziché in PDF per esempio. Ma a questo arriverò in un altro momento.

P.P.S.: no, non me ne frega niente di commenti sul mio orientamento politico, potete tenerveli; posso cancellarli pure, se sono infiammatori. Sono benvenuti commenti che dimostrino ulteriormente la perdita di contatto con la realtà…

È Fassino ad offendere gli italiani…

Ho letto l’articolo di Repubblica (sì lo so..) riguardo allo spot tedesco . Mi vergogno di aver mai votato una persona del genere.

Fassino pare offendersi di una caricatura che, riporto da Repubblica:

La macchietta dell’italiano inciucione e donnaiolo, baffuto, vestito con la maglia della Nazionale e con una pesante collana d’oro al collo, […]

Posso capire che non sia la più bella immagine del mondo, ma non aiutiamo certo a migliorarla prendendocela per questo.

Poi sinceramente, è sempre meglio dell’immagine del’italiano mafioso che si vede in qualsiasi telefilm o film americano.

Invece di preoccuparsi di una pubblicità tedesca, perché non se la prende per la gestione della televisione italiana?

Tanti hanno cercato di capire le ragioni del fallimento del centro-sinistra alle scorse elezioni. Ecco perché! Perché gente come Fassino, Veltroni, si fanno problemi su cose che non hanno nessuna importanza, e ignorano, o favoriscono, la censura, le leggi ad personam, contra personam, e le “emergenze” create ad arte dai mezzi di (dis)informazione.

Non sono di destra e non lo sarò mai, ma questa “sinistra” che di sinistra ormai ha poco mi fa veramente schifo.

Licenziamenti e flessioni

MI dispiace annoiare ancora un po’ i miei lettori che seguono il blog anche in italiano, ma a volte è necessario sfogarsi.

Una cosa che mi lascia perplesso ogni volta che la vedo, e questo succede relativamente spesso, è il modo in cui vengono gestiti i licenziamenti in Italia. A quanto vedo, anziché preservare il diritto generale al lavoro, in Italia si tende a preservare l’anzianità del lavoro.

Con un po’ di logica, se un’azienda è in crisi per una flessione del lavoro, ad essere licenziati per primi dovrebbero essere quelli che hanno mansioni sacrificabili (segretari, aiuti vari, …) non quelli che fanno il lavoro della ditta. Invece mi pare che spesso e volentieri, vuoi per i sindacati, vuoi per altre ragioni, ad essere licenziati sono quelli che osno stati assunti da meno tempo, anche quando questi sono gli unici a lavorare.

So già che molti parlerebbero di solidarietà sociale e del fatto che le persone più anziane farebbero più fatica a trovare un nuovo posto di lavoro, ma se questo può funzionare guardando solo al singolo lavoratore, trovo sia miope nel grande schema.

Riprendiamo l’esempio della ditta in crisi. Mettiamo che questa ditta si occupi di sviluppo software. Mettiamo che abbia una cinquantina di dipendenti, tra cui cinque segretarie e dieci programmatori, di questi programmatori due sono “vecchio stampo”, e non riescono a scollarsi da tecnologie Microsoft, per esempio.

Andando per anzianità, i programmatori vecchio stampo che sono là da una vita avrebbero un’anzianità tale da impedire il loro licenziamento, ma potrebbero essere un costo tale per l’azienda che il loro licenziamento potrebbe essere la chiave per poter tornare in attivo. In questo caso, sarebbe preferibile pure licenziare loro due piuttosto delle segretarie, no?

Dove voglio andare a parare? Beh in realtà non lo so neppure io. So solo che parlando in giro pare che per molti quello che devono fare i sindacati è evitare qualsiasi tipo di licenziamento. A mio avviso è un’idea completamente errata. Sicuro devono evitare licenziamenti indiscriminati e infondati, ma impedire qualsiasi tipo di licenziamento è un qualcosa che va ad intaccare l’interesse di tutti, lavoratori compresi. Se un’azienda in passivo non può licenziare qualcuno per tentare di alleggerirsi e tornare in attivo finirà col fallire e lasciare a casa tutti i dipendenti, non solo una parte.

Non lo so, forse sono strano io, ma penso che l’idea di fondo dovrebbe essere tentare di dare lavoro a più persone possibile, non evitare che le persone si ritrovino mai a dover imparare a fare qualcosa di nuovo. Forse sarò cattivo, ma chi si fossilizza è perduto. Non sto dicendo che una persona che ha passato la vita a fare l’operaio dovrebbe imparare a programmare per trovare un lavoro. Ma per esempio un programmatore non può dire che ha passato trent’anni a lavorare in COBOL e oggi deve poter lavorare solo in COBOL.

E pur non essendone contento, seguendo questo mio ragionamento capisco le aziende che decidono di assumere il meno possibile e piuttosto utilizzare eserciti di precari con contratti a termine. Almeno una volta finito il contratto non hanno il peso di dover tenersi dentro un fossile inutile o, peggio, dannoso.

Se pagassero tutti…

Come Luca, non sono contento del risultato delle elezioni. Ma tant’è, capita anche di questo in Italia.

Una cosa su cui vorrei far soffermare un po’ tutti però è il modo in cui un po’ tutti i politici provano a infinocchiare la gente con l’idea di ridurre le tasse. Che poi spesso non sono tasse ma imposte, ma questi sono dettagli per chi ha studiato diritto.

Pare che tutti siano pronti con una medicina per ridurre gli introiti dello Stato e vivere felici. La realtà a chiunque possieda un po’ di logica è un po’ diversa. Poiché non viviamo in un mondo utopico in cui tutto capita per la sola necessità che qualcosa capiti – non siamo ancora nella Federazione dei Pianeti – servono soldi per fornire servizi. Quindi per ridurre le tasse indistintamente, o si aumenta il debito pubblico, già alle stelle secondo le indicazioni di tutte le parti in causa, o si tagliano i servizi.

La soluzione con un po’ di logica sarebbe far pagare le tasse a tutti, togliendo per esempio gli sgravi fiscali alla Chiesa – che in fondo di soldi ne prende abbastanza per pagarlo, o no? – e spostando la pressione fiscale verso le categorie più limitate che di soldi ne hanno già tanti. Tanto tempo fa c’era un’aliquota IVA apposita per i beni di lusso, per esempio, e avrebbe ancora la sua utilità, perché deve avere la stessa aliquota un qualcosa di basilare come la carta igienica e una pelliccia di visone?

Non mi si voglia fraintendere, credo che in questo tutti gli schieramenti della politica italiana stiano sbagliando. Anche il nostro ex-ministro Bersani non sono state interamente sensate. Togliere il costo di ricarica? Okay ottimo, ma allora perché c’è ancora la tassa di concessione governativa per gli abbonamenti? I contratti ricaricabili sono un ottimo modo per fornire soldi anticipati alle compagnie di telefonia – lasciamo perdere per un attimo che il costo della telefonia è un costo puramente virtuale – quello dovrebbe essere tassato, non i contratti in abbonamento, se si vuole facilitare gli utenti finali perlomeno.

Devo dire che comincio veramente a sentirmi preso in giro, come effettivamente siamo tutti, ma la cosa peggiore è che mi rendo conto che la maggior parte della gente non lo vede neanche!

Parlando con la gente, pare che l’intera economia italiana dipenda dai produttori di scarpe e di alta moda, che si sentono minacciati dalla Cina, o dalla Ferrari, sentendo Montezemolo postulare di tanto in tanto. Qualcuno ha mai guardato alle aziende italiane che producono davvero? Nel Triveneto perlomeno vedo, senza neanche spendere troppo tempo cercando un posto fisso attivamente, diverse realtà di aziende nel campo elettronico/elettrotecnico. Anche marchi che molti in Italia potrebbero aver sentito almeno di striscio, come Vimar (di Pordenone) e Elvox (di Padova). Non credo che questi si sentano tremendamente minacciati dalla Cina, anzi, credo che la Cina la stiano sfruttando.

Mi dispiace se qualche persona che legge questo blog possa trovare questo mio sfogo politico stupido, totalmente errato, o un insulto ai suoi ideali. Si tratta solo di quella che per me è è semplice logica. E parlo da precario, figlio di operaio, che ha votato sinistra a lungo, ma che ora non si sente rappresentato né da una parte né dall’altra. Non mi vergogno a dire che Lunedì ho votato Italia dei Valori, almeno Di Pietro pare avere una buona considerazione di etica.

D’altro canto, credo che possa essere interessante cominciare certe cose in piccoli ambiti. Un esempio molto banale sono i mezzi pubblici. Non prendo spesso l’autobus, perché non c’è una fermata nella mia zona, ma quelle volte che l’ho preso per andare o tornare da scuola mi è capitato molto spesso di non avere il biglietto, e sentirmi ridere dietro da i miei compagni perché chiedevo se qualcuno ne avesse uno. In qualche modo ho trovato quasi sempre (mea culpa una o due volte) qualcuno che me ne desse uno. La maggior parte degli altri che non avesse l’abbonamento non faceva il biglietto a meno che non salisse il controllore. Sarebbe più giusto che quelli che l’abbonamento ce l’hanno, e che il biglietto lo fanno, prendessero e facessero scendere quelli che il biglietto non lo fanno e l’abbonamento non ce l’hanno. Peccato che sia anche difficile capirlo, visto che la gente sale abbastanza a caso e le obliteratrici stiano in mezzo – almeno negli autobus che ho preso io qua a Venezia.

Se tutti pagassero, probabilmente non avremmo bisogno di autobus tappezzati di pubblicità, che mi danno il voltastomaco quelle volte che li vedo.

Probabilmente, se tutti pagassero le licenze del software che usano, vedremmo anche molti più utenti di Software Libero, visti i costi impressionanti – ed assurdi – che tanti software che in molti usano “gratis” hanno. Tutto collegato direi.

Sono contento di sapere che da luglio saranno a disposizione tessere RFID per gli abbonamenti dell’autobus che dovrebbero anche permettere l’acquisto di X “biglietti”, farò richiesta di una appena possibile, così da avere sempre qualche “biglietto” a disposizione, senza aver bisogno di un abbonamento.

Per ora mi fermo qua, dovevo tirarmi fuori questo rospo che avevo in gola da quando ho visto i risultati elettorali.

Millennium Bug all’italiana

Ed ecco un altro dei miei (rarissimi) post in italiano…

Ieri sera stavo guardando Report e sono rimasto di sasso a scoprire che nel 2008 dovrebbe entrare in funzione una provincia a tre capoluogi, “Barletta Andria Trani”:

E da uno scambio poco nobile è nato un mostro a 3 teste, in Puglia la nuova provincia ha 3 capoluoghi, la sigla sarà BAT, Barletta Andria Trani, e oggi stanno litigando per la prefettura.

Non voglio entrare nei meriti se questo sia necessario o meno, sulla gestione, sui costi o quant’altro, che a parte non essere di mia competenza, non conosco e non ci tengo a conoscere.

Ma ora, dopo tutta l’agitazione che il Millennium Bug aveva messo nel mondo intero, anche quando il problema era già noto da abbastanza tempo prima del momento critico, permettendo di correggere bene o male tutti i sistemi per tempo, qualcuno ha pensato cosa produrrà la creazione di una provincia in Italia con una sigla di tre lettere?

Buona parte della modulistica è scritta in modo da avere solo due caratteri validi per la provincia.. sono anche abbastanza sicuro che diversi database utilizzano un CHAR (2) per la provincia. D’altro canto, anche Roma ultimamente è stata abbreviata in RM per le provincie, non c’era una sana ragione per non restringere il campo a due caratteri.. sono pur sempre 26×26 combinazioni, più che abbastanza per le provincie italiane, con un po’ di sanità mentale.

Ma ahimè siamo in Italia, e si deve andare a creare i problemi dove altrimenti non ci sarebbero stati. Chi è pronto a scommettere che buona parte dei pacchi finiranno a non trovare mittente perché sono consegnati in provincia di Bari (BA) anziché di Barletta-Adria-Trani (BAT)? Per fortuna credo che per la maggior parte dei corrieri espresso il problema non si ponga, visto che almeno FedEx, TNT e DHL quando consegnano i pacchi qua hanno scritto VCE sull’etichetta, che è la sigla dell’aeroporto Marco Polo, quindi è probabile che per loro il problema non si ponga, ma cosa capiterà a tutti i servizi i cui database accettano solo e soltanto due caratteri per la provincia?

Chiunque abbia un codice fiscale con errori o incongruenze probabilmente sa già com’è bello a che fare con i casi particolari. La mia esperienza è stata tremenda, perché per la registrazione a Poste.it ho dovuto parlare con un’operatore per una giornata, perché per quanto Mestre non faccia comune, a quanto pare ha un codice di comune per il codice fiscale (F159) diverso da quello di Venezia (L736), e i codici fiscali dei nati a Mestre sono registrati in modo diverso di quelli dei nati a Venezia, o almeno così è stato per un periodo, e così mi dissero. Il mio codice fiscale riporta nato a Venezia con codice di Venezia (L736) anche se sono in realtà nato a Mestre.. e a quanto pare è registrato come nato a Mestre, quindi una volta ogni tanto (per fortuna raramente) non viene accettato.

Non parliamo poi di quando l’INPS mi aveva registrato come nato a Venezia in provincia di Padova… e il loro stesso sistema di registrazione mi impediva di registrarmi, perché i campi erano riempiti dal loro database precedente, e non si potevano correggere, e il sistema di verifica (che a quanto pare non viene utilizzato dagli impiegati che inseriscono i dati senza porre un po’ di logica – o di geografia – in atto) non riconosceva alcun comune di Venezia in provincia di Padova.

Sarò sensitivo, ma mi sa che qualche problema succederà, come sempre d’altronde… e stavolta non si ha tutto il tempo che si vuole per risolvere, se la nuova provincia entra operativa nel 2008.

*sigh*